Il valore della consulenza pedagogica.
Il valore del coaching educativo.
I momenti più impegnativi della gestione dell’emergenza covid fanno scivolare in secondo piano gli effetti del Long Covid su preadolescenti ed adolescenti. Le prime ricerche ormai iniziano a fare chiarezza sulla questione come quella promossa il dicembre scorso da Fondazione Soloterre e dall’Unità di Ricerca sul Trauma dell’Università Cattolica di Milano. Dai risultati consultabili su www.psicologisoloterre.org emerge chiaramente che i nostri ragazzi studenti o figli che siano hanno visto un netto peggioramento della qualità della vita. Gli effetti si ritrovano in un malessere generalizzato che si manifesta col non sentirsi in forma o tristi oppure con il non essere in grado di controllare il comportamento o ancora con la difficoltà a dare un senso a ciò che si prova fino alla tragica consapevolezza che se l’evento non fosse accaduto oggi si potrebbe essere delle persone diverse. È chiaro che oltre all’intervento di cura che gli specialisti stanno mettendo in campo vi sia il preciso dovere di dare una risposta educativa di una certa portata. Questo implica sia per le famiglie che per le scuola stessa la necessità di cercare risposte di senso pratiche e spendibili per questi ragazzi. Non è più possibile rimandare la scelta di mettere in campo azioni coraggiose per promuovere il benessere a casa e a scuola in modo da educare alla resilienza. È necessario iniziare a pensare al concetto di benessere non solo in termini economici ma soprattutto qualitativi con un occhio di riguardo alle relazioni sociali nei diversi “luoghi” in cui si fanno le esperienze più significative ovvero famiglia e scuola ed agenzie educative e sportive. Proprio di questa tematica ci occuperemo nei prossimi mesi tenendo conto in modo specifico dei diversi “tempi” della crescita: prima e seconda infanzia, preadolescenti e adolescenti. Vedremo come il genitore, l’insegnante o il pedagogista possono accompagnare i ragazzi in modo efficace con strategie ed azioni educative specifiche per stimolarli a fare l’esperienza dell’ascolto attivo ed empatico così da riconoscere il valore dei vissuti personali. Il coaching educativo, pratica assai diffusa nei paesi anglosassoni, con la pandemia può essere considerato una risorsa di fondamentale importanza proprio perché consente di accompagnare alla scoperta delle proprie inclinazioni personali. L’obiettivo è semplice ma sostanziale ovvero risvegliare la motivazione a pensare in grande per ottenere il meglio a partire dalla gestione di sè in luoghi altamente significativi. Il tutto con una attenzione particolare all’equilibrio nelle relazioni con gli altri: genitori, insegnanti, compagni e amici. È essenziale riscoprire il piacere di riflettere sulle risorse personali che si attivano in modo efficace sul campo grazie al confronto con gli altri. Il vantaggio sta nel fatto che la buona pratica non si esaurisce nella risoluzione dei problemi contingenti ma permette di riflettere anche su azioni e stati d’animo a posteriori. In particolare, nella situazione complessa come quella che la scuola dei nostri giorni ancora una volta sta affrontando, il coaching educativo permette di avere uno sguardo più competente perché punta sull’incontro educativo di qualità. I suoi punti di forza infatti sono molto semplici ma non per questo meno sostanziali: l’ascolto ed il dialogo. L’obiettivo è proprio quello di dare un senso profondo alle esperienze educative per evitare che finiscano con l’essere travolte dalla risoluzione quotidiana dei problemi della gestione pandemica. Da studiosa della Montessori posso tranquillamente affermare che valorizzare sia il corpo fonte di azioni pratiche che la mente strumento di riflessione permette di compiere scelte ponderate secondo una prospettiva olistica. Perché crescere, apprendere e realizzarsi sono processi strettamente legati che presuppongono l’adattamento al proprio ambiente di vita attraverso il supporto degli adulti che sanno stabilire relazioni significative. Per imparare sia i bambini che i ragazzi hanno bisogno di “spazi sicuri” in termini fortemente educativi, ovvero di ambienti nei quali possano fare l’esperienza di sentirsi accolti e accettati, dove imparare ad avere fiducia in sè stessi e negli altri attraverso l’esempio e la pratica di qualità . Infatti le esperienze educative significative permettono di comprendere ed accettare le differenze oltre a gestire lo stress e a riconoscere che per star bene occorre trovare il giusto equilibrio fra l’ambiente esterno e la vita privata. Oltre l’emergenza i nostri ragazzi hanno bisogno di guide per essere accompagnati verso il miglioramento di sè al di là della logica del deficit, della mancanza e del limite così da diventare più forti sia a livello mentale che emotivo. Così si raggiungono gli obiettivi stabiliti semplicemente con talento. La pedagogista Mortari riassume tutto questo attraverso una splendida metafora: “ Io ho un valore nella vita e sono degno di essere tenuto nello sguardo dell’altro e sono degno della massima considerazione possibile.... Se io sento di “contare”, deposito dentro di me una colata di oro puro che tornerà utile nella vita; quando non ci sarà nessuno a dirmelo, allora io potrò attingere a quell’oro puro”. Infatti è soprattutto la qualità dei rapporti umani a cascata a sostenere la fiducia ed il coraggio con cui si affronta la realtà. Ogni dialogo fatto di parole dette o gesti carichi di empatia può permettere di superare la cattiva abitudine che porta a vivere in modo automatico e senza slancio la quotidianità. Ogni sguardo che indaga ed osserva a fondo alla ricerca non solo di abilità ma anche di deficit cerca di essere in ogni modo il più autentico possibile. Ovvero valorizza i momenti emotivi di ogni ragazzo in tutta la sua gamma siano essi positivi o negativi. Ogni pensiero che da valore alle esperienze è assertivo perché rispetta ma sa anche farsi rispettarsi. È fondamentale non solo avere ben chiare le circostanze che fanno stare male ma avere anche il coraggio di cambiare per trovare delle alternative. In sostanza identificare ciò che provoca dolore, comunicare il disagio, cercare una soluzione al problema e ribadire la decisione del cambiamento possono essere passaggi decisivi per arrivare a raggiungere i traguardi che ci si pone. Mettersi in cammino secondo questa prospettiva significa approfondire la conoscenza di sè, imparare ad indagare le proprie emozioni e quelle gli altri con le domande giuste. Bisogna riappropriarsi dei propri talenti per tornare a pensare in grande, per cercare di riscoprire la voglia di migliorare sè stessi a livello personale e professionale.
Bonetti Francesca docente di scuola primaria, pedagogista ed esperta in bisogni educativi speciali, bibliotecagenitori.blogspot.it @bibliotecagenitori #bibliotecagenitori
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