Maria Montessori. Una vita per la pedagogia.

Maria Montessori storia di una donna poliedrica.
Maria Montessori fu rivoluzionaria come donna e come studiosa perché ebbe il pregio di “liberare” le donne dai limiti della cultura del tempo tanto come fece con  i bambini sia diversamente abili che socialmente svantaggiati. Il suo essere donna sul finire del secolo scorso non era sicuramente facile dal momento che il destino di moglie e di mamma segnava ogni singola scelta personale già a partire dagli studi per arrivare a condizionare completamente  la vita sociale e lavorativa. Eppure con fermezza e decisione seppe rompere gli schemi per riscrivere il proprio destino ed anche quello della pedagogia italiana. Iniziò appena laureata con l’essere in primo piano nella lotta dei diritti di donne e bambini tanto da essere proposta per ben tre volte per il premio Nobel. Viaggiò in Europa, America e India con un preciso obiettivo: annunciare “la scoperta del bambino” e far capire che se si vuole “un’umanità migliore, è dal bambino che bisogna cominciare perché il bambino è il padre dell’uomo, è la speranza per il futuro”. Di Maria Montessori l’etologo olandese Niko Tinbergen (1907-1988), premio Nobel per la medicina nel 1973, lodò la sua unicità a livello scientifico tanto da sostenere che “dovremmo cominciare a studiarla seriamente al pari di Darwin e Freud”. Si perché una donna così straordinaria ancora oggi è più conosciuta e seguita nel suo metodo  all’estero che in Italia. Potremmo in qualche modo paragonarla  alle  eccellenze italiane che hanno lasciato la patria per cogliere l’occasione di proseguire i propri studi o accettare nuove offerte di lavoro all’estero. Eppure fu proprio lo spirito liberale dell’Italia appena uscita dalla lotta per l’Unità a regalarle la motivazione, ma sopratutto lo slancio per ritagliarsi con coraggio uno spazio del tutto nuovo. Nacque  il 31 agosto 1870 a Chiaravalle una cittadina in provincia di Ancona due mesi prima che l’Italia diventasse una nazione unita e già qui il destino giocò la sua parte. A livello storico e sociale iniziava una nuova epoca perché il socialismo ed anche la nuova apertura della chiesa all’attenzione per il popolo avrebbero scritto un nuovo capitolo sulla questione sociale. Ma un ruolo determinante nella sua vita lo assunse indubbiamente la famiglia senza la quale non avrebbe potuto avere obiettivi di vita dal respiro così ampio.Il padre Alessandro Montessori liberale era nato a Ferrara nel 1832 da una famiglia nobile bolognese, aveva ricevuto un’educazione militare con spirito patriottico aveva partecipato alle battaglie per la liberazione ed era stato decorato nel 1849, per poi lavorare come funzionario dello stato. La madre  Renilde una donna di grande cultura era convinta  che Maria fosse destinata a scrivere una pagina di storia in linea con i cambiamenti sociali del tempo che vedevano le donne non solo  protagoniste del loro destino ma anche attiviste delle nuove politiche sociali. Il suo essere innovatrice, attenta ai cambiamenti e ai bisogni della classe sociale più debole la portò a compiere scelte particolari anche negli esami universitari. Infatti da medico si trovò a cercare soluzioni innovative per l’inserimento sociale dei bambini svantaggiati che giovane studentessa aveva incontrato in clinica. Infatti imparò a cogliere il grande valore dell’educazione nello sviluppo del senso morale e nella formazione del carattere anche nei piccoli pazienti psichiatrici. Si laureò nel 1895  e da quel momento il suo impegno nel sociale la accompagnò per tutta la vita proprio  partire dalla sua intensa attività alla Lega per l’educazione e la cura dei bambini con deficit cognitivi. Ma ciò che spesso passa in secondo piano è il fatto che un mese dopo la sua laurea Maria Montessori fu scelta dall’Associazione femminista fondata da Rosa Amadori a partecipare al Congresso che si sarebbe svolto a Berlino. I temi erano importanti: riforme sociali, uguali condizioni di studio e di lavoro, educazione e pace. Ciò che stupì i presenti furono proprio la sua cultura e i suoi modi eleganti tanto da essere considerata una femminista diversa dalle altre e per questo ben gradita anche alle frange più moderate. Quello stesso stile lo si può ritrovare nel suo metodo educativo perché  in modo efficace seppe accompagnare studenti e piccoli alunni con una particolare attenzione ai valori quali generosità, empatia, comprensione  e fiducia verso gli altri. Nelle sue intenzioni vi era in via prioritaria quella di dar vita ad una scuola attenta alla dimensione  relazionale e sociale pensata proprio per aiutare i ragazzi a diventare adulti attraverso un efficace progetto di vita che li potesse rendere protagonisti nel sociale. Fu dunque ideatrice di un percorso educativo volto a superare   lezioni, compiti, voti per cedere il passo ad un sano ambiente di confronto, crescita e condivisione di esperienze di pari valore tra adulti e ragazzi. Una donna nuova attenta al coinvolgimento sociale delle donne  e dei bambini  attraverso un percorso di rinnovamento inteso in modo pratico come una una palestra di vita nella quale ogni tappa ha una sua dignità specifica. Così Il suo  fare cultura é stato  innanzitutto andare oltre l'omologazione per cercare  strumenti e soluzioni  con i quale  affrontare le sfide della vita senza falsi ottimismi ma secondo un giusto realismo che fa vedere il lato positivo e negativo delle cose. Una forma di resilienza ante litteram della quale non docenti con i nostri studenti abbiamo bisogno nella scuola post pandemica.
Bonetti Francesca docente di scuola primaria, pedagogista ed esperta in bisogni educativi speciali, bibliotecagenitori.blogspot.it @bibliotecagenitori #bibliotecagenitori
 

 

 

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